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Mental coaching per il tennis: allenare la testa tra un punto e l’altro

Nel tennis si gioca da soli e si pensa tanto: cosa allena un mental coach, dai 25 secondi tra i punti alla gestione del punteggio, e quando può servire.

di Francesco Borrelli · · 3 min di lettura

Un tennista colpisce un dritto in allungo

In una partita di tennis si gioca molto meno di quanto si stia in campo: la maggior parte del tempo passa tra un punto e l’altro, da soli, senza un compagno con cui parlare e, spesso, senza poter parlare con l’allenatore. È uno sport in cui la testa lavora di continuo. Ecco su cosa si concentra un mental coach con chi gioca a tennis.

Perché il tennis è così mentale

Sei solo, il punteggio ti ricorda in ogni momento dove sei, e una partita può girare in pochi game. Non c’è un tempo che scade: per vincere devi chiudere tu. Per questo capita spesso di giocare bene per un set e poi «perdere la partita di testa», senza che sia cambiato niente nel colpo.

Cosa si allena, in concreto

Il tempo tra un punto e l’altro

È lo spazio più importante e il meno allenato. Si costruisce una sequenza in pochi passi: chiudere il punto appena giocato (un gesto, girarsi verso il fondo), recuperare con il respiro, decidere cosa fare nel punto successivo, eseguire la propria routine prima del servizio o della risposta.

Il servizio

Come la battuta in altri sport, è il colpo in cui si è più esposti. Una routine sempre uguale (gli stessi rimbalzi, lo stesso respiro) aiuta a portare il gesto dell’allenamento anche sulla palla break.

Il punteggio e i momenti chiave

Servire per il set, recuperare da 0-40, giocare il tie-break. Si lavora per restare sul punto che si sta giocando invece che sul risultato che potrebbe arrivare, con obiettivi di processo («spingo con la prima», «gioco profondo») al posto di quelli di risultato.

Il dialogo interno

Nel tennis il dialogo con se stessi spesso si sente anche da fuori. Trasformare il «non sbagliare» in un’indicazione concreta e il rimprovero in qualcosa che aiuta a giocare il punto successivo è una delle abilità più utili da allenare.

Negli sport di squadra cambia il contesto, non il principio: nella pallavolo o nel calcio il reset dopo l’errore si fa insieme ai compagni.

Quando può servire un mental coach

  • In allenamento giochi bene, in torneo ti irrigidisci.
  • Perdi partite in cui eri avanti.
  • Dopo un errore o una chiamata contestata non riesci a ripartire.
  • Il servizio peggiora proprio nei momenti decisivi.
  • Vuoi un rendimento più stabile da una partita all’altra.

Gli strumenti contro la tensione prima della gara sono raccolti nella nostra guida sull’ansia da prestazione nello sport.

Come iniziare

Su KaiPai la prima sessione è conoscitiva, dura 20 minuti ed è gratuita: serve a capire se il coach fa per te. Le sedute si svolgono in videochiamata, quindi puoi farle anche dal circolo o durante una trasferta. Cerca il coach nell’elenco: la guida su come scegliere un mental coach ti dice cosa guardare, e quella su come funziona una seduta online cosa aspettarti. Se ti chiedi che differenza c’è con uno psicologo, c’è un articolo anche su mental coach o psicologo dello sport.

Domande frequenti

Ha senso anche per chi gioca a livello amatoriale?

Sì. Le abilità mentali servono a qualunque livello: cambia l’obiettivo, non il metodo.

Si può fare online?

Sì: su KaiPai le sedute si svolgono in videochiamata, dal browser del computer o del telefono.

Quanto dura la prima seduta?

La sessione conoscitiva dura 20 minuti ed è gratuita.

Vuoi allenare la testa con un mental coach?

La prima sessione conoscitiva è gratuita, in videochiamata.

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